|
L’ARTE DELLA CEROPLASTICA IN SICILIA |
||
|
L’arte
di lavorare la cera per creare immagini tridimenzionali, sacre o profane che
sia, si perde nella notte dei tempi. Dal
paganesimo delle maggiori civiltà mediterranee alla sacralità
dell’iconografia cristiana il repertorio devozionale si è arricchito di
infinite raffigurazioni utilizzando questo duttile materiale col quale scultori
noti e non, artisti spontanei e botteghe artigiane si sono confrontati. |
||
|
|
Nel
1400 prosperava a Firenze una grande scuola famosa e
invidiata di ceroplastica
che, all’inizio, produceva essenzialmente ex voto per poi passare nel 1600
alla produzione di modelli scientifici, soprattutto anatomici (la Chiesa
impediva allora l’uso di cadaveri per lo studio dell’anatomia) garantendo
così un materiale didattico di impressionante verosimiglianza. |
|
|
|
||
|
E’ da pochi anni che si tende a riscoprire le peculiarietà di questa antica tecnica scultorea dandole valenza artistica e dignità pari a quelle storiche del bronzo e del marmo. Nei secoli passati la Sicilia era suddivisa in zone di espressione ciascuna con caratteristiche e modalità espressive sostanzialmente diverse e di immediata individuazione dove operavano artisti di conclamate capacità; nel messinese il Russello, nel siracusano lo Zummo autore delle famose cere sulla peste, a Palermo Gabriele Marino, Giovanni Lanza, Anna La Fortino. |
||
|
Nel
trapanese, dove la lavorazione del corallo e della madreperla la facevano da
padrone, la ceroplastica si caratterizzò per un aspetto più popolare di
ingenuità naif. La
materia prima è dunque la cera d’api additivata con sostanze chimiche
naturali che ne aumentano il punto di fusione (anche oltre i 50°) per
garantirne la conservazione, o per variarne la colorazione. |
|
|
|
Si comincia col creare la scultura in creta, poi questa viene opportunamente sezionata al fine di facilitare la realizzazione di forme al negativo in gesso; in fine , per colata, da queste ultime si ottengono i vari pezzi in cera che dovranno essere assemblati e rifiniti a mano. Da qui la sistemazione in un contesto scenografico da realizzarsi con l’ausilio di sughero, cera gesso e cartapesta. Alla
fine il tutto verrà sistemato all’interno di campane di vetro, teche o
scarabattole per una maggiore protezione e durata nel tempo. La
produzione di ex voto in cera costituiva la principale voce di reddito del
ceroplasta; il novecento portò l’industrializzazione e l’uso di nuovi
materiali segnando così il tramonto di un’arte che aveva dato per secoli
lavoro a tanti artigiani ed artisti. Le
botteghe dei bambiniddari sparirono una dopo l’altra (alla fine
dell’ottocento se ne contavano, solo a Palermo, più di 50) : nessuno aveva più
interesse a continuare un’arte che non dava prospettive di reddito. Da
quel momento, per l’assenza di operatori del settore, le cere rotte da
restaurare e recuperare furono buttate e disperse distruggendo così un
patrimonio culturale insostituibile per la lettura della storia e delle
tradizioni popolari della Sicilia. Negli
anni ottanta Pietro Piraino restauratore e ceroplasta fonda la “ASSOCIAZIONE
MUSEO DEL GIOCATTOLO PIETRO PIRAINO” dotandola anche di un attrezzato
laboratorio per il restauro e la lavorazione della cera. Questi
ha nel suo DNA la conoscenza della scultura e dell’arte del restauro: artisti,
pittori e scultori sono sempre stati una costante della sua famiglia. Il
Piraino, nel suo laboratorio inizia un impegnato lavoro di ricerca e di recupero
delle vecchie tecniche di lavorazione della cera che, dopo anni, lo porta al
quasi totale recupero di un’arte perduta. Oggi il laboratorio di restauro della “Associazione Museo del Giocattolo Pietro Piraino” è nelle condizioni di restaurare manufatti in cera , altrimenti destinati all’abbandono ed alla dispersione, riportandole al loro splendore originale, ma anche e soprattutto, in grado di creare, ex novo, gruppi scultorei sia sacri che profani, secondo i dettami tecnici più fedeli e rigorosi della vecchia scuola ceroplasta siciliana e in linea con la tradizione iconografica cara alle etnie della nostra terra. |
||