Palermo 30/10/2010

 

Sono il Prof. Pietro Piraino Papoff un uomo di 67 anni ancora con tanta voglia di fare ma con una salute cagionevole che mi limita e riduce il tempo a mia disposizione. Nei 50 anni della mia attività lavorativa (antiquario con  bottega  di  restauro), ho investito  tutti  i  miei guadagni  e  risparmi  nella  realizzazione  di un “ Museo del giocattolo e della Ceroplastica.”   Dieci anni or sono il mio sogno si è concretizzato adibendo casa mia a sede Museo; in cinque saloni ho esposto al pubblico le mie collezioni di giocattoli e di opere in cera . Dopo qualche giorno la Soprintendenza regionale ai BB.CC.CC di Palermo, resasi conto del valore demo-etno-antropologico delle mie collezioni, ha proceduto alla loro catalogazione e le ha sottoposte a vincolo con DDL N°8267 del 19/12/2002. Ne fui felice perché questo segnava il primo passo atto a garantire la mia creatura negli anni futuri. Ben presto, purtroppo, cominciarono a manifestarsi i primi problemi: il Museo era ubicato nel Centro Storico in una stradina sede di mercato dove non era possibile fare sostare i pullmans e le auto; al 2° piano di un palazzetto del 700 era impossibile l’accesso ai disabili; i locali erano non bastevoli per ospitare i nuovi reperti che continuavano a pervenire giorno dopo giorno. Ne parlai con l’ex sindaco di Palermo, Prof. Leoluca Orlando, il quale si adoperò immediatamente per il reperimento di un’altra sede comunale più adatta allo scopo. Fu individuata in Palazzo Tarallo (allora in via di restauro) di proprietà del Comune in Via delle Pergole nel centro storico. Cominciammo a preparare le carte e i documenti necessari ma, nel mentre, scadeva il mandato del Sindaco Orlando. Al nuovo Sindaco succedutogli, ho inoltrato la richiesta di portare a termine l’operazione in itinere ma mi ha risposto con una domanda: da quando in qua i giocattoli e la ceroplastica costituiscono cultura? Dopo pochi giorni ho ricevuto la visita dell’Assessore alla Cultura di Bagheria (il paese di Tornatore a 5 Km. da Palermo) il quale mi ha offerto di siglare una convenzione decennale rinnovabile atta a trasferire il mio Museo al piano nobile della prestigiosa villa settecentesca “Aragona Cutò”, di proprietà comunale. In pochi giorni il Museo fu trasferito, in forza di una convenzione che prevedeva tutta una serie di obblighi per le due parti contraenti, a Bagheria (Pa) nei locali settecenteschi di Villa Aragona Cutò.

Sono passati 6 anni, il Museo è stato visitato da migliaia di visitatori e oggi ospita 1000 giocattoli , 100 opere in ceroplastica e un laboratorio di restauro. L’Assessore che mi ha portato a Bagheria, e che oggi ne è Sindaco, da me informato circa la mia volontà di consolidare la convenzione che gestisce, attualmente, i rapporti fra il Museo e il Comune in una “Atto di Deposito permanente” delle collezioni, del laboratorio e degli arredi in locali nella disponibilità del Comune di Bagheria,, si è dichiarato completamente disponibile e ha dato mandato ai suoi collaboratori di sistemare tutta la parte burocratica, necessaria per la stesura dell’atto finale Sono passati mesi e mesi ma di perfezionare l’atto non se ne parla: burocrazia spinta all’eccesso, mancanza di cultura, disinteresse e invidie di uomini piccoli piccoli hanno bloccato il tutto! A sbloccare la cosa non sono servite le tante mie dichiarazioni trasmesse da televisioni locali o pubblicate su vari giornali né l’interessamento del nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano che, con una sua lettera, ha allertato il Ministero dei Beni Culturali e la Soprintendenza ai BB.CC.AA e P.I diella Regione Siciliana. Malauguratamente la carica data alla mia giostra della vita non durerà ancora per molto, cosa fare allora per non far morire un SOGNO? Cosa fare per continuare nel tempo un gioco che non riuscii a giocare da bambino? Forse nulla, ma voglio illudermi ancora che sul “Pianeta del Piccolo Principe” possa esserci qualcuno capace di ascoltare la voce di un bambino quasi settantenne. Dico a questo qualcuno: proponimi una soluzione al mio problema, sono pronto a trasferire il mio Museo in qualunque posto e a qualunque condizione purchè possa continuare ad esistere per la gioia dei bambini di domani e degli uomini di oggi che non hanno mai dimenticato di essere stati bambini.

Grazie di cuore

  Pietro Piraino Papoff